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Crimini di cui non si parla – traffico illegale di organi in Kosovo


Scrive: Aleksandra MAKSOVIC

Sono passati tredici anni dalla guerra di Kosovo. In questi anni si ha parlato quasi esclusivamente dei crimini commessi dai Serbi, ma mai si è sentito parlare della casa d’orrore – la “casa gialla”.

 “Centinaia di Serbi sono stati rapiti dall’Uçk in Kosovo, trasportati in Albania e uccisi. Quasi nessuno se ne è mai interessato perché durante il conflitto i Serbi stavano dalla parte sbagliata”, ha detto in un intervista al New York Times Chuck Sudetic, Americano di origini croate che ha lavorato come analista per il Tribunale dell’Aia per la ex Jugoslavia. Con l’ex procuratore del tribunale, Carla del Ponte, ha firmato il libro “La caccia”, un best-seller sui crimini di guerra in Jugoslavia che ha suscitato molte polemiche e critiche. In questo libro si parla del esistenza di un’organizzazione criminale albanese che rapiva i Serbi e le usava come “materie prime” – i loro organi venivano asportati in cliniche illegali albanesi (tra cui la famosa “casa gialla”) e poi rivenduti sul mercato nero. Sudetic parla di circa 400 vittime, trasportate oltreconfine e uccise – per i loro organi. Lui afferma che José P. Baraybar dell’UNMIK ha redatto un rapporto sulla “casa gialla” che conferma quanto scritto da Del Ponte. Ma il Tribunale dell’Aia ha deciso che questi reati non rientravano nella sua giuridiszione, visto che sono stati commessi dopo il giugno 1999, quando la guerra era ormai finita. Le tracce del traffico degli organi, afferma lui, ci portano in Turchia.

 Un mese fa il quotidiano italiano “Corriere della sera” ha pubblicato un articolo nel quale si parla della testimonianza di uno degli Albanesi che espiantava gli organi alle vittime serbe.

 “Mi hanno dato uno scalpello, dicendomi di cominciare subito l’espianto poiché non c’era tanto tempo. Io ho posato la mia mano sinistra sul suo petto, ho cominciato a tagliare e il sangue è subito schizzato”, ha detto l’uomo aggiungendo che la vittima tra urla disumane ha ben presto perso conoscenza. “Non so dire se fosse svenuto o se fosse morto, io ero come fuori di me”, ha aggiunto lui e affermato che tale «intervento» è stato fatto nella classe di una scuola, con la vittima stessa su alcuni banchi. Il testimone ha anche detto che il cuore espiantato è stato messo in una cassetta per il trasporto di organi e condotto all’aeroporto di Tirana dove la cassetta è stata consegnata ad uno straniero che è salito su un piccolo aereo privato apparentemente turco.

 La giornalista italiana, Marilina Veca, ha scritto un libro intitolato “Cuore di lupo” dove parla anche del traffico illegale degli organi nel Kosovo e Metohija. Lei ha svolto nella provincia serba un’attività di cooperazione internazionale attraverso la Onlus “Arca di pace”.

 Il libro narra le storie vere di quattro famiglie serbe e la loro disperazione perché i loro uomini sono stati rapiti e usati come cavie da laboratorio ed i loro organi espiantati e venduti al mercato nero.

 ““Purtroppo, all’orrore del commercio degli organi umani non partecipano solamente terroristi e psicopatici appartenenti al cosiddetto Esercito di Liberazione del Kosovo. Sono coinvolti anche medici, infermieri, e altre persone rinomate, insomma gente perbene”, ha detto l’ex Ambasciatrice serba a Roma Sanda Raskovic-Ivic che ha scritto la prefazione del libro. Ivic ha sottolineato che “era noto che in Kosovo e Metohija sparirono, dalla primavera del 1998 (cioè ben prima che Slobodan Milosevic inviasse nella provincia serba la polizia per mettere fine alle violenze dell’UCK e ben prima che si riaccendesse il conflitto che servì da pretesto per i bombardamenti della NATO sulla Federazione Jugoslava n.d.r.) all’inverno 2001, 1.300 serbi e non albanesi”.

 Belgrado insiste da tempo, scrive Corriere della sera, nelle accuse di traffico di organi in Kosovo e queste accuse hanno trovato conferma in un rapporto del parlamentare svizzero Dick Marty, approvato nel gennaio 2011 dall’Assamblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Pristina, ovviamente, a comminciare dal premier Hashim Thaci, ex leader UCK, probabilmente coinvolto nel traffico di organi, nega le accuse con forza.

Roma, 10-10-2012

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